Unica data italiana del tour europeo dei The Pains of Being Pure at Heart, nella splendida cornice del bagno Hana Bi di Marina di Ravenna. L’ambientazione estiva sotto le stelle e con il mare Adriatico a pochi metri giova non poco all’atmosfera della serata, che inizia col botto con Belong, primo pezzo dell’ultimo album. I cinque di Brooklyn dal vivo confermano la loro ottima reputazione: se su disco a volte la “carineria” delle loro miniature indie rischia di diventare un po’ monotona, nel contesto live il sound viene rinforzato, fino a generare un muro di distorsione che certo non ti aspetteresti da una band così pop.
Vengono passati in rassegna i cavalli di battaglia dei loro due album, con qualche puntata riservata a singoli e EP (“Higher than the Stars”, forse il miglior pezzo dei Cure non scritto dai Cure). La voce delicata di Kip Berman è abilmente supportata dai cori della tastierista Peggy Wang, mentre intorno a loro la sezione ritmica si dimostra abilissima nel tenere insieme anche i pezzi più frenetici (“Come Saturday”). A farla da padrone ovviamente sono la melodia e le atmosfere anni ’80, ma quando la rigida struttura dei brani lo permette, la band accende la distorsione e le chitarre si cimentano in lunghi assoli, a metà tra My Bloody Valentine e Dinosaur Jr.
La gente assiepata nel poco spazio disponibile di fronte al palco apprezza la freschezza del quintetto, che in poco più di un’ora ha esaurito il set e si rifugia all’interno per una breve pausa. Nei bis c’è spazio per una versione di “Contender” suonata dal solo cantante, e per altri due pezzi.
Il gruppo di Brooklyn chiude tra applausi convinti, e la sensazione è che questa sera siano riusciti a far ballare anche i più scettici. Nonostante la distorsione, il loro sound è vera musica per sognatori, nella quale anche il rumore viene piegato alle esigenze della melodia. E cosa si può chiedere di meglio per una romantica serata sotto le stelle?